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mini little hidden camera

 

隠しカメラ

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Batteria Dell 851UY

Dopo aver analizzato Surface RT con questo articolo è ora la volta di Surface Pro, la declinazione Windows 8 Pro e x86 che si propone quale soluzione adatta tanto all'utente consumer come al professionista alla ricerca di un tablet che possa prendere il posto di un PC tradizionale nei modelli di utilizzo di ogni giorno. Rispetto a Surface RT cambia il sistema operativo e pressochà© tutta la componentistica interna mentre restano quasi invariate le dimensioni esterne, grazie alla diagonale del display di 10,6 pollici che Microsoft ha scelto di non cambiare. Aumenta solo lo spessore, che passa da 9,4 a 13,5 millimetri complice in questo la superiore potenza di elaborazione di Surface Pro e i requisiti di dissipazione termica propri della CPU Intel Core i5 in esso integrata. La tabella mette a confronto Surface RT con Surface Pro in termini di specifiche tecniche: evidenziamo da subito la differente scelta per quanto riguarda lo storage locale, che passa dai 32 oppure 64 GB di Surface RT a versioni con 64 oppure 128 GB per Surface Pro. Pur a parità di diagonale cambia radicalmente il pannello, che diventa Full HD in Surface Pro contro una risoluzione di 1366x768 nel modello utilizzato in Surface RT. Il tablet x86 di Microsoft propone componenti che sono di fatto gli stessi di una piattaforma Ultrabook basata su architettura Intel Ivy Bridge: è questa una scelta pressoché obbligata onde garantire dimensioni complessive contenute per Surface Pro soprattutto per quanto riguarda lo spessore.

Il posizionamento di Surface Pro è ben differente rispetto a quello di Surface RT: oltre al prezzo d'acquisto sono gli scenari d'utilizzo tipici che spingono verso uno o l'altro dei due tablet Microsoft. Surface RT è maggiormente indicato per quegli utenti che ricercano una soluzione Windows per la consultazione di dati, informazioni web e applicazioni. Surface Pro è invece un tablet proposto per un utente maggiormente sensibile alla produttività personale, che vuole installare ed eseguire tutte le tipiche applicazioni sviluppate per ambiente Windows ma che allo stesso tempo vuole spingersi oltre quanto messo a disposizione da un PC notebook tradizionale in termini di flessibilità d'uso e produttività .

Dall'inizio di questo 2011 fino ad oggi, il produttore giapponese Sony è sicuramente una delle realtà maggiormente attive in campo mobile. La scissione da Ericsson e l'acquisto della parte delle quote di mercato della società svedese del marchio Sony Ericsson, ha dato vita ad un ciclo di rinnovamento che ha portato Sony, ora Sony Mobile Communication per quanto riguarda il mondo mobile, ad annunciare e lanciare sul mercato una serie di dispositivi davvero molto numerosa con alcuni esemplari in grado di far registrare anche un buon numero di vendite.

Questi dispositivi annunciati e commercializzati sono per la maggior parte smartphone, crediamo per il fatto che competere in questo settore sia molto più semplice rispetto alla categoria dei tablet, dove il mercato è sicuramente monopolizzato da alcuni altri marchi difficili, se non impossibili, da spodestare. Risalgono ad ancora prima del momento dell'abbandono del marchio Ericsson, infatti, due delle tre soluzioni tablet realizzate da Sony. Si tratta di Sony P e Sony S, ormai entrambi risalenti alla vecchia generazione di tavolette multimediali. A svecchiare la situazione ci ha così pensato Xperia Tablet S, annunciato nel corso dell'ultimo IFA di Berlino e destinato a sostituire definitivamente il predecessore con display da 9,4 pollici, ovvero Sony S.

Il primo tablet Sony a portare in dote il marchio Xperia, ormai noto a tutti coloro con una discreta cultura nell'ambito della telefonia mobile, non ha avuto tuttavia il successo sperato, anche per via di alcuni problemi nella prima fase di commercializzazione riguardanti l'impermeabilità del tablet e forse anche per un prezzo non abbastanza competitivo.Sony Mobile non si è tuttavia fatta scoraggiare da questo ennesimo colpo a salve e senza farsi troppo attendere ha ufficialmente rilasciato nel corso del primo trimestre di quest'anno una nuova soluzione tablet Xperia, chiaramente ispirata dal punto di vista del design dall'ultimo top di gamma smartphone, ovvero Xperia Z, da cui eredita anche parte del nome.

Sony Xperia Tablet Z, questo il nome per esteso della soluzione che per praticità accorceremo nella recensione in Tablet Z o Xperia Tablet Z.La misura della diagonale cresce e passa dai 9,4 pollici delle ultime soluzioni tablet Sony ai più classici 10.1 pollici, ormai uno standard per quanto riguarda i tablet di grandi dimensioni, mentre la risoluzione passa da 1280x800 a 1920x1200 pixel. Novità anche per quanto riguarda il SoC a disposizione, non più di produzione NVIDIA ma Qualcomm, come per Xperia Z.C'è grande attesa per la conferenza stampa organizzata da Asus il Lunedì prima dell'apertura ufficiale del Computex. Da alcuni anni a questa parte l'azienda taiwanese utilizza questo evento per delineare quelle che ne saranno le strategie di evoluzione futura portate avanti nel corso dell'anno oltre a mostrare i prodotti che sono stati sviluppati negli scorsi mesi.

E' Jonney Shih, presidente di Asus, a tenere banco nel corso della presentazione così come del resto avviene sempre in occasione di importanti appuntamenti dell'azienda taiwanese. Si parte da una considerazione evidente: nel corso degli ultimi anni Asus è stata capace di cambiare il mercato proponendo prodotti che prima di altri hanno anticipato i trend verso il mondo mobile oltre che a favore di design dei dispositivi non standard. Questo approccio è destinato a continuare per l'azienda taiwanese con il debutto di importanti novità che riguardano il settore mobile e che mirano a proporre soluzioni differenti che si adattino alle differenti richieste e modalità d'uso dei consumatori.

La prima novità di Asus è Transformer Pad Infinity, nuovo tablet della serie transformer con display da 10,1 pollici di diagonale. La prima caratteristica tecnica di rilievo è proprio nel display, di tipo IPS che raggiunge la risoluzione di 2560x1600 pixel seguendo in questo il trend verso l'utilizzo di pannelli dalla risoluzione superiore a quella Full HD tradizionale.Cuore del nuovo tablet Transformer è il SoC NVIDIA Tegra 4, che di fatto è alla prima implementazione in volumi elevati dopo essere stato annunciato in occasione del CES lo scorso mese di Gennaio (escludendo in questo la console NVIDIA Shield, attesa alle vendite da fine Luglio). Il chip è abbinato ad una dotazione di memoria di sistema di 2 Gbytes e integra al proprio interno un'architettura ARM quad core e 72 CUDA Cores per la parte GPU. Completano la dotazione una fotocamera posteriore da 5 MP e una frontale da 1,2MP.

Al pari delle precedenti soluzioni Transformer è possibile collegare questo tablet ad una docking con tastiera, che fornisce non solo una batteria addizionale ma anche connettività USB in standard 3.0. Da segnalare anche la compatibilità con segnale video 4K, inviato ad un display esterno compatibile collegato via output HDMI al tablet.La seconda novità prende il nome di FonePad Note, uno smartphone con display da 6 pollici di diagonale che abbina le funzionalità tipiche di un tablet di ridotte dimensioni con quelle telefoniche di un tradizionale smartphone. Queste caratteristiche ne rendono difficile l'identificazione, di fatto a cavallo tra smartphone e tablet per le dimensioni molto particolari.

Il display da 6 pollici di diagonale ha risoluzione Full HD, 1920x1080 pixel, ed è di tipo Super IPS+. FonePad Note implementa due microfoni stereo nel pannello frontale, con tecnologia Sonic Master proprietaria di Asus. Un pennino stylus è fornito in dotazione con il prodotto assieme ad una serie di app specifiche sviluppate da Asus per sfruttarne la presenza: in considerazione della diagonale del display e del modello d'uso tipico di un device di questo tipo il pennino è un accessorio la cui presenza è benvenuta.L'architettura prevede una CPU Intel Atom Z2560 con frequenza di clock di 1,6 GHz, 2 Gbytes di memoria di sistema, fotocamera posteriore da 8 MP e frontale da 1,2MP. Per quanto riguarda la componente telefonica segnaliamo la compatibilità 3G per dati e voce oltre al supporto DC-HSPA+.E' Acer la prima azienda ad aprire la giornata che precede l'inaugurazione ufficiale del Computex 2013 di Taipei. Da alcuni anni a questa parte il lunedì è giornata di pre-conference, con eventi organizzati dalle principali aziende taiwanesi per mostrare quelli che saranno i trend seguiti nel corso della seconda metà dell'anno.

 

Batteria Dell 9X472A00

L'esemplare su cui concentreremo invece la nostra attenzione all'interno di questo articolo è il Panasonic Toughpad FZ-G1, una soluzione da 10 pollici e basata su sistema operativo Windows 8 Pro. Si tratta pertanto di una piattaforma PC (Ultrabook, in verità) a tutti gli effetti, declinata però in versione tablet corazzata. La decisione di realizzare un tablet basato su sistema operativo Windows 8 nasce dalla volontà di proporre una soluzione che sia in grado di integrarsi al meglio con i sistemi informativi aziendali.In un'opera di questo genere non esiste un percorso privilegiato, è solo il filo dell'interesse personale a costruire un primo percorso di comprensione, si legge nella prefazione di Return to Castlerama, il nuovo videogioco della software house indipendente italiana Codenrama, da oggi disponibile su App Store nei formati iPad 2 o superiore, iPhone 4S o superiore e iPod Touch di quinta generazione. E già da queste poche parole si capisce come R2C sia un'opera difficile, alternativa per il mondo di videogiochi come lo può essere un film di Bunuel o Resnais nel cinema.

Return to Castlerama si discosta quindi in maniera netta dalle facili produzioni videoludiche di oggi, quelle che guidano il giocatore dall'inizio alla fine e che puntano semplicemente a offrirgli un'esperienza appagante e superficiale. Ti spinge, invece, più in profondità, e lo fa attraverso l'arte rinascimentale, le Belle Arti che hanno fatto della nostra nazione un baluardo unico nel mondo dell'arte, intesa con la A maiuscola. R2C, oltre a offrire una base filosofica e morale del tutto inedita nel mondo dei videogiochi, ti spinge all'interno di un percorso di arte rinascimentale che pone l'Italia proprio al centro di tutto. E non capita spesso di ritrovare la nostra nazione, esemplificata in questo caso dai contenuti artistici, all'interno di un videogioco.Per banalizzare molto, si potrebbe dire che Return to Castlerama è una sorta de Il Signore degli Anelli ambientato nell'Italia del Rinascimento. E ditemi se ci sono altri giochi del genere. Naturalmente tutto questo non sarebbe stato possibile su mobile senza una tecnologia adeguata. Codenrama è invece riuscita ad adattare la tecnologia Unreal in modo da creare un'esperienza di gioco libera, in cui il giocatore può esplorare gli scenari a piacimento proprio come si fa in Skyrim (anche se ovviamente non è possibile fare un paragone tra la grandezza dei due mondi di gioco).

Forte di otto scenari di gioco differenti, tra i quali ci si può spostare liberamente scegliendo in qualsiasi momento il luogo in cui proseguire l'avventura, Return to Castlerama offre una varietà che difficilmente ritrovi in un gioco per iPhone e iPad. Si potrebbe per certi versi accostare a Infinity Blade, ma con la differenza, appunto, che ti muovi liberamente dove vuoi e all'interno di un mondo di gioco decisamente più ampio. Come vedremo meglio più avanti quando si parlerà di dettagli tecnici, R2C sfrutta al massimo la capacità di elaborazione di questi dispositivi, e per questo diventerà un esponente fondamentale del suo genere. Insomma, lo potrete usare anche per mostrare ai vostri amici le prestazioni che il vostro terminale è in grado di sprigionare.

Sempre che non l'abbiate già fatto, visto che Return to Castlerama è anche un modo di tornare nello scenario di Castlerama già visto nell'apposita demo tecnologica che Codenrama ha rilasciato qualche anno fa, e che è stata in grado di totalizzare circa 300 mila download. La software house italiana ha sempre ricercato il massimo risultato in termini di dettaglio grafico su mobile, inseguendo quel fotorealismo elettronico che Michele Böhm e il suo team pongono come traguardo di un percorso insieme tecnologico e artistico.Ma a differenza dell'originale Castlerama qui abbiamo anche il gameplay, con meccaniche di gioco più o meno evolute. Il personaggio interpretato dal giocatore, David da Volpedo, ha un'evoluzione nel corso del gioco, come nella migliore tradizione ruolistica. E allo stesso tempo si avrà a che fare con sezioni da platforming, risoluzione di enigmi come nelle vecchie avventure grafiche, combattimento, shooting e puzzle.

Per certi versi questa commistione di generi, unitamente all'atmosfera sognante, alla libertà concessa al giocatore e alle location di gioco, riporta alla mente l'indimenticato Myst. Ma di gameplay avremo modo di parlare diffusamente più avanti, mentre adesso è giunto il momento di dedicarci senza ulteriori indugi alla complessa sinossi di Return to Castlerama.NVIDIA mira al cuore del mercato mobile. I dati di vendita parlano chiaro: se da una parte si osserva una graduale ma costante diminuzione nelle vendite di sistemi desktop e notebook, dall'altra smartphone e tablet sembrano inarrestabili nella loro ascesa, andando a costituire eccezione e traino di un mercato generalmente in crisi. La sempre maggiore diffusione di soluzioni Android, presenti in ogni fascia di prezzo, ha permesso di consolidare questa tendenza, mettendo nelle condizioni chiunque di possedere uno smartphone.

Non più un prodotto di elite, quindi, ma quasi una commodity: più di un miliardo di smartphone sono attualmente nelle tasche della popolazione mondiale, senza contare i tablet che ne sono una derivazione con schermo più grande e privi di funzionalità telefoniche. Spostando il discorso sul puro hardware, risulta ben chiaro come i maggiori player del settore abbiano il sorriso fino alle orecchie e da un bel po': ARM, Qualcomm e Imagination Technologies hanno prodotti che sono praticamente presenti in ogni dispositivo, lasciando ai big dell'informatica tradizionale poco più che le briciole, riferendoci al settore mobile.Intel parte solo ora, in maniera seria e con partner di peso, a fare il proprio ingresso nel settore smartphone e tablet; NVIDIA, che si spartisce il mercato delle schede video discrete in ambito PC con AMD, vanta da tempo le proprie soluzioni Tegra, ma sicuramente il market share è lontano da quanto l'azienda si aspettava.

Affrontare la realtà con concretezza e pragmatismo impone una riflessione seria sul come stare in un mercato che sfugge, dove i grandi nomi in fatto di hardware sono ARM, Qualcomm e Imagination Technologies, che fornisce le proprie licenze per l'integrazione dei propri chip grafici PowerVR in tutti i best seller del mercato, iPhone compreso. Dal punto di vista di NVIDIA la strada percorsa fino ad oggi è stata quella di proporre una piattaforma fatta e finita, ovvero Tegra nelle varie incarnazioni, proponendola ai potenziali clienti.Sia chiaro: la piattaforma era ed è molto convincente sotto ogni punto di vista, ma non vanta una penetrazione nel mercato mobile particolarmente entusiasmante, come abbiamo già avuto modo di osservare. Ecco quindi la mossa a sorpresa: NVIDIA concederà in licenza le proprietà intellettuali e i brevetti legati alle proprie soluzioni di visual computing di Kepler e CUDA, aprendo interessanti scenari sul mercato che andremo ad esporre nella prossima pagina, che ci servirà anche a spiegare meglio la portata della notizia.

Il PC è morto? Tutt'altro! Ne stiamo vendendo come mai prima in questo momento! Questa frase è uno dei passaggi che più ha colpito tra quelle della conferenza stampa della divisione PPS di HP durante l'evento di Las Vegas HP Discover 2013. A pronunciarla uno dei direttori di PCM, azienda statunitense specializzata nella vendita di PC e soluzioni informatiche per aziende e professionisti. Essendo HP il principale partner di PCM l'analisi è certamente una buona notizia per il colosso nord americano.Lo scenario business vive dinamiche diverse dal mondo consumer, anche se deve sapersi adattare ai cambiamenti che questo segmento sta attraversando. Sono cambiate le persone che accedono ai prodotti e la gamma di conoscenze tecnlogiche è oggi ampia come mai: si va da chi vive ancora un rapporto conflittuale con la tecnologia ai nativi digitali. Questi ultimi in particolare richiedono sul posto di lavoro la stessa esperienza che sperimentano sui device privati, spesso gli ultimi ritrovati della tecnologia. La tematica del BYOD è sempre più forte, ma non è la soluzione a tutti i mali: per la gestione sicura dei dispositivi personali sono necessarie soluzioni molto robuste dal punto di vista dell'infrastruttura.

Per questo motivo il focus è anche quello di produrre dispositivi più accattivanti, in grado di soddisfare le esigenze degli utenti in modo più vicino a quanto fanno i loro dispositivi personali. Non solo, il tema della mobilità è oggi sempre più importante, anche per rispondere ai profondi cambiamenti che attraversano il mondo del lavoro, con postazioni di lavoro sempre meno fisse, gruppi di lavoro sempre più 'liquidi', requisiti di sicurezza in costante crescita.HP punta a prendere il treno giusto nel settore professionale con la sua rinnovata offerta grazie anche al prossimo grosso rinnovo del parco macchine derivante dalla fine del supporto Microsoft a Windows XP, operazione che porterà molti a passare alle soluzioni Windows 7 e Windows 8, ammodernando nella quasi totalità dei casi anche l'hardware. Sarà un passaggio cruciale, una di quelle occasioni che si presenta solo a distanza di anni e che è fondamentale saper cogliere per costruire un futuro solido.

Si tratta di un momento molto importante da cogliere e il supporto dei partner che materialmente poi vendono le soluzioni ai clienti è fondamentale: questa è anche la ragione per cui HP Discover 2013 è stato un evento organizzato in grande stile. Durante il suo keynote la CEO Meg Whitman ha sottolineato come il risanamento dell'azienda stia continuando a procedere e ha rassicurato tutti i clienti presenti: Per le vostre sfide i domani, state tranquilli: noi ci saremo.Surface è il nome con il quale Microsoft identifica la propria gamma di tablet, famiglia di prodotti annunciata alla fine del mese di Ottobre 2012 in concomitanza con il lancio del sistema operativo Windows 8. Come noto Surface comprende al momento attuale due modelli, accumunati dalla diagonale del display pari a 10,6 pollici ma caratterizzati da soluzioni tecniche ben differenti tra di loro.

 

Batería Asus K53SA

Esta versión incorpora asimismo un SDK gracias a un acuerdo con Canonical, con el que todos los usuarios pueden acceder al pack de desarrollo y crear distintas aplicaciones que exploten el potencial de este robot.

El mundo se conmovía hace poco ante la imagen de Zion Harvey, el paciente de trasplante de manos más joven de la historia, con tan solo ocho años. Precisamente, esta semana, la revista Wired se hace eco de un proyecto encaminado también a hacer la vida más fácil a los niños a los que les falta alguna extremidad, desarrollado dentro de la juguetera Lego.Durante una beca de seis meses de estancia en la compañía danesa, el ingeniero colombiano Carlos Arturo Torres ha desarrollado un prototipo de prótesis de brazo para niños muy especial llamado Iko, que puede ser personalizado con piezas de la conocida marca de juguetes de la forma en que los niños que lo portan deseen. El primer modelo cuenta con una nave espacial incorporado.

Iko permite que sean los propios niños los que añadan construcciones de Lego a su prótesis de brazo, que incorpora, además, un procesador, una batería y sensores eléctricos que detectan los movimientos musculares del resto de la extremidad y lo transmiten a las piezas que se encuentran encajadas a la prótesis.En declaraciones a la revista, Torres indica que la inspiración llegó a él cuando, durante una visita a un hospital de Bogotá, conoció a Darío, un niño de ocho años al que una malformación congénita había dejado sin uno de sus antebrazos, y lo vio dibujando un robot con diez brazos.El diseñador de Iko señala que la psicología sostiene que los niños no son conscientes de sus discapacidades hasta que la propia sociedad se las recuerda. En este sentido, Torres cita el potencial y la capacidad de Lego para establecer conexiones sociales en torno a sus juegos y juguetes. La prótesis Iko puede funcionar, por tanto, como una forma más natural y menos dolorosa para los niños de afrontar y enfrentarse a la falta de una extremidad, que además puede ayudarles a entablar nuevas formas de comunicación con el mundo a partir de algo tan saludable como el juego.

Torres hizo la prueba con Darío. Antes de que el niño utilizara una prótesis Iko, el ingeniero preguntó a otro niño cómo se sentía respecto a la discapacidad de su amigo. Éste le respondió que la situación de Darío le apenaba. Pero cuando le repitió la pregunta después de que Darío probase la prótesis, con una nave espacial de Lego en su extremo, su amigo dijo que quería una igual.Los planes de Torres incluyen construir entre 10 y 15 nuevos modelos distintos de Iko, que prevé tener listos para diciembre y que quiere donar a niños colombianos. El ingeniero se encuentra en conversaciones con distintos inversores para iniciar una producción a mayor escala de estas prótesis.Pese a la cancelación del programa Glass Explorer a principios de año, en Google nunca han dejado de insistir en que sus gafas inteligentes Glass seguían muy vivas. Ahora, la distribución de un nuevo prototipo de éstas, de la que se hace eco The Wall Street Journal, podría confirmarlo.

En esta ocasión, sin embargo, según comentan al rotativo algunas fuentes que no han querido ser identificadas, las Glass quedarán fuera del alcance del común de los mortales. No habrá comercialización, pues, de acuerdo con estas fuentes, Google está distribuyendo las gafas solo a empresas de sectores concretos, como la sanidad, la energía y la manufactura, así como a desarrolladores para que crean algunas aplicaciones específicas para estos campos.Concluye así, de momento, la polémica que costó la retirada de la circulación del primer prototipo de las gafas, que dividió en dos frentes a la familia Google: los que consideraban que estaban listas para ser probadas por los usuarios y los que pensaban que aún les faltaban unos cuantos hervores. Finalmente, ganaron los segundos, reforzados en su teoría por la mala recepción que en algunos sectores tuvieron las implicaciones para la privacidad de los usuarios de algunas funcionalidades del dispositivo, como su capacidad para grabar en vídeo sin que los testigos lo percibieran. En algunos establecimientos de Estados Unidos, como cines y restaurantes, llegaron a prohibir el acceso a sus locales con ellas.

Con este nuevo modelo, en cambio, sus responsables esperan ahorrarse ese tipo de problemas, ya que el plan consiste, al menos de momento, en que el uso de las Glass se limite a espacios privados de trabajo. Este nuevo prototipo de las Glass mantiene, en líneas generales, la apariencia y preceptos del anterior. Tiene, aun así, una batería con más aguante –han aumentado su autonomía a dos horas e incluye un pack de carga que se conecta a las gafas por un imán-, un procesador Intel más potente, mejor conectividad inalámbrica, y mayor capacidad de ajuste al rostro de los usuarios, así como una mayor ligereza.A comienzos de 2015, después de que Google cancelara el programa Glass Explorer y de que concluyera la comercialización del aparato (muy limitada hasta el momento), el proyecto se desvinculó de la división Google X para pasar a ser una iniciativa independiente. En junio Astro Teller, el científico y emprendedor que lidera este departamento lo definió como que “las Google Glass se habían graduado de Google X”, y añadió: “oiremos más acerca de ellas”.

“Lo que hicimos bien fue sacarlas al mundo”, indicó entonces, en un ejercicio de balance crítico. “El programa Explorer fue un acierto. Estábamos intentando aprender acerca de los asuntos sociales que giraban en torno a las Glass. Pero hubo algunas medidas que tomamos que hicieron pensar a la gente que era un producto terminado y no un prototipo. Dejamos a la gente algo confusa y desearía haber hecho eso diferente”, reflexionó.Parece que los wearables siguen ocupando más titulares que muñecas. Apenas un 30% de los jóvenes españoles declararon contar con uno de estos dispositivos, según un estudio realizado por la red social Tuenti y por Ipsos a 1.000 usuarios de entre 16 y 35 años.Dicho porcentaje dibuja un panorama en el que el 70% de los encuestados no tiene wearable, una tasa de penetración notablemente menor que la que tienen los smartphones. En una encuesta anterior realizada también por Tuenti, por ejemplo, el 95% de los consultados aseguraron que nunca salían de fiesta sin su teléfono inteligente.

De los que sí utilizan wearables, la inmensa mayoría, el 86,4% declaró que le dan usos relacionados con la monitorización de su información de salud y deporte. Un 60% tiene una smartband o pulsera inteligente, mientras que el 48% posee un smartwatch o reloj inteligente.Por otra parte, hay algunos aspectos de los wearables actuales que, de acuerdo con lo manifestado por los usuarios consultados, requieren de ciertas mejoras. Por ejemplo, las apps y funcionalidades, de las que el 52% de los encuestados indicó que “aún están algo verdes”, o la poca duración de la batería, mencionada por un 43%.

Un 29%, además, hizo referencia a la excesiva dependencia que estos dispositivos todavía mantienen con los smartphones, señalando que siempre tienen que llevar los dos conectados. De hecho, el 57% cree que esta necesidad de conexión con el teléfono hace que todo siga igual en aspectos como la privacidad. Respecto a la preocupación de los usuarios acerca de las implicaciones que estos nuevos dispositivos pueden tener para el manejo de nuestra información online, uno de los temas de debate que ahora mismo está encima de la mesa del Internet de las cosas, más de la mitad de los entrevistados aseguró que no cree que nada vaya a cambiar demasiado. No obstante, el 43% ha manifestado una mayor preocupación, alegando que hoy hay “tantos dispositivos que perdemos el control de la información que publicamos en Internet”.Según un estudio de MyFox, el 30% de sus clientes querría poder apagar o desenchufar la cámara de seguridad que protege sus hogares cuando llegan a casa para asegurarse, así, de que no son espiados en la intimidad de su cotidianidad. Es por ello que esta firma, galardonada en la pasada edición del CES de Las Vegas, decidió lanzar una videocámara con obturador manejable a distancia que permite al usuario decidir cuando el dispositivo está grabando y cuando está en reposo.

Se trata de MyFox Security Camera, uno de los componentes de la suite de domótica de esta marca, que presenta un diseño muy cuidado, de formas redondeadas, que apenas alguien conseguiría distinguirlo de una pequeña figurita cualquiera que podamos tener por casa. De hecho, la cámara cabe perfectamente en la palma de una mano, con lo que –gracias a su base- nos permite colocar este equipo en cualquier balda o repisa de nuestro hogar.El dispositivo dispone de una cámara con gran angular que capta todo lo que sucede en nuestra casa cuando no estamos, incluso de noche gracias a sus sensores de movimiento que detectan cualquier anomalía. MyFox Security Camera viene presentada en una caja de reducidas dimensiones en la que lo primero que encontramos es el propio dispositivo, que ya podemos extraer y colocar en el lugar deseado, así como conectarlo a la red eléctrica. Cabe mencionar que la cámara, y como no podía ser de otra forma en un equipo de seguridad, cuenta con una batería de respaldo para que no deje de funcionar aunque se produzca un corte de electricidad.

 

Akku Samsung N143 Plus

Das Smartphone wird LTE, UMTS und GSM unterstützen. Außerdem gibt es nicht nur reguläres Dual-Band-WLAN nach 802.11a/b/g/n, sondern auch das moderne 802.11ac sowie Bluetooth 4.0, einen NFC-Chip und einen GPS-Empfänger. Zunächst gibt es das Galaxy S4 nur mit einem Quad-Core-Prozessor, der mit 1,9 GHz läuft. Zu einem späteren Zeitpunkt wird es das Smartphone wohl auch mit Octa-Core-Prozessor geben, der dann eine Taktrate von 1,6 GHz haben wird.Im Galaxy S4 stecken 2 GByte Arbeitsspeicher und es gibt einen Steckplatz für Micro-SD-Karten, die bis zu 64 GByte groß sein dürfen. Neben den üblichen Sensoren hat das Smartphone zudem Temperatur- und Feuchtigkeitssensoren sowie einen Infrarotsender. Letzterer dient dazu, Unterhaltungselektronik zu bedienen.Das Galaxy S4 erscheint gleich mit vorinstalliertem Android 4.2.2 alias Jelly Bean, also mit der aktuellen Android-Version. Auf dieser läuft eine verbesserte Version von Samsungs Oberfläche.Das Gehäuse misst 136,6 x 69 x 7,9 mm und ist damit vergleichsweise dünn. Das Smartphone wiegt 130 Gramm. Zur Akkulaufzeit des Geräts hat der Hersteller noch keine Angaben gemacht. Bekannt ist nur, dass der austauschbare Akku 2.600 mAh hat. Das Galaxy S4 beherrscht den drahtlosen Ladestandard Qi Wireless, mit dem der Akku ohne Anstöpseln von Kabeln aufgeladen werden kann. Das Smartphone muss dazu nur auf eine passende Ladestation gelegt werden.

In der kommenden Woche bringt Samsung das Galaxy Note 8.0 auf den deutschen Markt. Das 8 Zoll große Stifttablet mit Android 4.1 ist wahlweise mit und ohne UMTS-Modem zu haben. Mit kostet es rund 100 Euro mehr als ohne. Noch im April 2013 bringt Samsung das Stifttablet Galaxy Note 8.0 auf den deutschen Markt. Der Hersteller liegt damit voll im Zeitplan. Für das 16-GByte-Modell mit UMTS-Modem gibt Samsung einen Listenpreis von 600 Euro an, es trägt die Produktbezeichnung GT-N5100. Das Modell ohne UMTS-Modem heißt GT-N5110 und der Listenpreis dafür liegt bei 500 Euro. Beide Preise unterbieten alle großen Onlinehändler für das Galaxy Note 8.0 bereits vor der Markteinführung. Das Tablet ohne UMTS-Modem kann bei vielen Händlern für 400 Euro bestellt werden, bei einigen ist es schon ab rund 375 Euro zu haben. Auch das UMTS-Modell ist pauschal für 100 Euro unter dem Listenpreis erhältlich. Bei den meisten großen Onlineshops kann es für 500 Euro vorbestellt werden; vereinzelt schon ab 460 Euro.

Ein fahrbarer Prototyp wurde bereits entwickelt und getestet. Innerhalb von drei Monaten kann die Produktion bei erfolgreicher Kickstarter-Finanzierung laut Angaben des Herstellers beginnen.Noch ist die Kickstarter-Finanzierungsrunde ganz am Anfang. 250.000 US-Dollar werden benötigt, die bis zum 17. Mai 2013 zugesagt werden müssen. Der Elektroroller Zeit Eco soll ab 1.700 US-Dollar erhältlich sein. Dazu kommen 100 US-Dollar für den internationalen Versand. Die Auslieferung soll ab November 2013 beginnen, wenn die Kampagne erfolgreich verläuft.Meist fährt nur eine Person in einem Auto. Für diese Fahrer hat das Jenaer Unternehmen IMA das richtige Auto entwickelt: Der Colibri ist ein Einsitzer mit Elektroantrieb. Auf den ersten Blick sieht der Colibri etwas gequetscht aus. Ein wenig wie der Smart - nur wo der in der Länge gestaucht ist, scheint der Colibri etwas schmal geraten. Der Grund: Das kleine Elektroauto aus Jena ist ein Einsitzer. Das Auto, das das Unternehmen Innovative Mobility Automobile (IMA) entwickelt hat, sei eine "Ergänzung zu anderen Mobilitätsbausteinen", erzählt Prokuristin Juliane Beyer auf der Hannover Messe (Halle 25, Stand K10) Golem.de. Gedacht sei das Auto auch weniger für Privat-, sondern für Geschäftskunden. IMA denkt dabei beispielsweise an Pflegedienste oder Essenslieferanten wie Pizzaservices. Aber auch Kommunen oder Carsharing-Anbieter gehören zu den potenziellen Käufern des Colibri.

Gerade mal 1,18 Meter ist das Elektroauto breit, 2,75 Meter lang und 1,30 Meter hoch. Immerhin: Im Kofferraum ist genug Platz für drei Getränkekästen oder eben auch für eine Reihe von Pizzaschachteln - das Volumen beträgt 180 Liter. Das Auto hat einen Skelettrahmen aus Aluminium, Magnesium und Stahl, über das eine Kunststoffkarosserie gelegt ist. 400 Kilogramm bringt es auf die Waage.Der Colibri wird von einem Elektromotor mit einer Spitzenleistung von 24 Kilowatt angetrieben. Das maximale Drehmoment beträgt 60 Newtonmeter. Der Hinterradantrieb beschleunigt das Auto in knapp 10 Sekunden von 0 auf 100 Kilometer pro Stunde. Die Höchstgeschwindigkeit ist bei 120 Kilometern pro Stunde abgeregelt.Als Stromspeicher dient ein Lithium-Eisenphosphat-Akku mit einer Kapazität von 6,5 Kilowattstunden, der eine Reichweite von 110 Kilometern ermöglicht. An einer Stromtankstelle ist der Akku laut IMA in 20 Minuten auf 80 Prozent seiner Kapazität geladen. An einer Haushaltssteckdose dauert es 2 Stunden, um ihn auf 90 Prozent aufzuladen. Er soll 2.000 Ladezyklen überstehen.

Neben handschriftlichen Eingaben und einer Schrifterkennung erkennt der S-Pen auch Gesten. (Bild: Andreas Sebayang/Golem.de) 7 / 22 Neben handschriftlichen Eingaben und einer Schrifterkennung erkennt der S-Pen auch Gesten. (Bild: Andreas Sebayang/Golem.de) Wie die anderen Note-Geräte von Samsung kann das Galaxy Note 8.0 entweder mit dem Finger oder mit einem Eingabestift bedient werden, den der Hersteller S-Pen nennt. Mit dem S-Pen kann der Nutzer nun auch den Menü- und Zurück-Button unterhalb des Bildschirms bedienen. Bei den bisherigen Note-Modellen war dies nicht möglich, was etwas gestört hat, da der Nutzer immer statt des Stiftes den Finger nehmen musste.Auch bei einigen Anwendungen von Fremdanbietern kann der S-Pen jetzt mit speziellen Funktionen eingesetzt werden. So steht beispielsweise bei der Nachrichten-App Flipboard die Air-View-Funktion bereit. Diese zeigt dem Nutzer nähere Informationen an, wenn der Eingabestift über einem Objekt schwebt. Bei Flipboard geschieht das, wenn der S-Pen über einzelne Streams gehalten wird.

Das Galaxy Note 8.0 hat einen 8 Zoll großen Touchscreen mit einer Auflösung von 1.280 x 800 Pixeln, was einer Pixeldichte von 189 ppi entspricht. Das iPad Mini hat im Vergleich dazu eine Auflösung von 1.024 x 768 Pixeln und eine Pixeldichte von 163 ppi.Im Inneren des Galaxy Note 8.0 arbeitet ein Exynos-Quad-Core-Prozessor mit einer Taktrate von 1,6 GHz. Der Arbeitsspeicher ist 2 GByte groß und es gibt einen Steckplatz für Micro-SD-Karten bis maximal 64 GByte. Das UMTS-Modell funktioniert in den UMTS-Bändern 850, 900, 1.900 sowie 2.100 MHz und unterstützt Quad-Band-GSM. Im HSPA-Betrieb sind im Download bis zu 21 MBit/s und im Upload bis zu 5,76 MBit/s möglich. Zudem sind Dual-Band-WLAN nach 802.11a/b/g/n, Bluetooth 4.0 und ein GPS-Modul vorhanden. Einen NFC-Chip gibt es nicht.Samsung liefert das Galaxy Note 8.0 mit der bereits veralteten Android-Version 4.1.2 alias Jelly Bean aus. Ob es ein Update auf Android 4.2 geben wird, ist noch nicht bekannt.

Das Gehäuse des Galaxy Note 8.0 misst 211 x 136 x 8 mm und ist damit 0,8 mm dicker als das iPad Mini von Apple. Das Gerät ist aus dem Samsung-typischen Kunststoff, der sich ähnlich wie beim Galaxy S3 anfühlt. Die UMTS-Ausführung des Tablets wiegt 345 Gramm und ist damit 33 Gramm schwerer als das iPad Mini, wirkte aber nicht schwerer als das Apple-Tablet. Die Nur-WLAN-Ausführung wiegt 340 Gramm und damit 32 Gramm mehr als das iPad Mini.Samsung verspricht für die beiden Tablets eine Bereitschaftszeit von 60 bis 75 Tagen. Wie lange der 4.600-mAh-Akku bei der Videowiedergabe durchhält, hat der Hersteller nicht genannt.Ein erster Händler hat Samsungs Galaxy Mega 6.3 gelistet. Mit einem 6,3-Zoll-Display gehört es zu den größten Smartphones am Markt und soll gleich mit Android 4.2 erscheinen. Diese Woche wurden erstmals technische Details zum Galaxy Mega 6.3 bekannt - und schon ist das neue Samsung-Smartphone bei einem ersten Händler gelistet. Bei Notebooksbilliger kann das Smartphone mit dem 6,3 Zoll großen Touchscreen zum Preis von 700 Euro vorbestellt werden. Der Händler verrät aber nicht, wann er das Smartphone liefern will.

In Anbetracht der Ausstattung des Smartphones erscheint der Preis vergleichsweise hoch. Samsung hat das Gerät bisher nicht angekündigt, so dass es keinen offiziellen Preis gibt. Es ist denkbar, dass das Galaxy Mega 6.3 zu einem deutlich niedrigeren Preis auf den Markt kommt. Derzeit wird ein Marktstart im Mai 2013 erwartet.Die Angaben von Notebooksbilliger bestätigen den Großteil der in dieser Woche bekanntgewordenen technischen Spezifikationen des Galaxy Mega 6.3. In einigen Punkten widersprechen sich die technischen Daten aber auch: So hat der 6,3 Zoll große Touchscreen laut dem Händler HD-Auflösung. Auch Sammobile.com hatte diese Woche erfahren, dass das Galaxy Mega ein HD-Display haben soll. An anderer Stelle ist aber von Full-HD-Auflösung die Rede.In jedem Fall wäre das Galaxy Mega 6.3 derzeit das Smartphone mit dem größten Display. Huawei hat in diesem Monat das Ascend Mate mit einem 6,1 Zoll großen Touchscreen auf den Markt gebracht. Als Tablets gelten Geräte ab einer Displaygröße von 7 Zoll. Das Galaxy Mega 6.3 soll zudem einen Dual-Core-Prozessor mit einer Taktrate von 1,7 GHz haben und wird wahlweise in einer UMTS- und einer LTE-Ausführung erscheinen. Die UMTS-Version trägt den Codenamen GT-I9200 3G und das LTE-Modell nennt sich GT-I9205 LTE.

Das Smartphone soll auf der Rückseite eine 8-Megapixel-Kamera und auf der Vorderseite eine 2-Megapixel-Kamera haben. Der Arbeitsspeicher ist 1,5 GByte groß und es gibt einen Steckplatz für Micro-SD-Karten sowie einen GPS-Empfänger. Es werden Dual-Band-WLAN nach 802.11 a/b/g/n und Bluetooth 4.0 unterstützt.Laut Notebooksbilliger wird das Galaxy Mega 6.3 mit Android 4.2 auf den Markt kommen. Sammobile hatte diese Woche berichtet, dass noch nicht entschieden sei, ob das Gerät noch mit Android 4.1.2 oder gleich mit Android 4.2.2 veröffentlicht wird. In jedem Fall läuft Samsungs eigene Nature-UX-Oberfläche darauf.Das Gehäuse soll 167,6 x 88 x 7,9 mm messen, so dass das Galaxy Mega 6,3 ähnlich dick ist wie Samsungs Galaxy S4. Für den 3.200-mAh-Akku nennt Notebooksbilliger eine Sprechzeit von 7 Stunden und eine Bereitschaftszeit von 28 Tagen. Zum Gewicht liegen weiterhin keine Angaben vor.

Vor allem für Park-and-Ride-Nutzer ist der Elektroroller Zeit Eco interessant, der mit klappbarem Lenker, faltbaren Fußstützen und abnehmbarem Vorderrad dank einer Länge von 1,15 Metern auch in den Kofferraum von Autos passen soll. Der Zeit Eco ist ein Elektroroller mit einer maximalen Geschwindigkeit von 25 km/h, der mit seinem Lithium-Eisenphosphat-Akku (LiFePo4) rund 25 bis 40 km weit kommen soll. Die Finanzierung der Produktion des an einen riesigen Karton erinnernden Rollers erfolgt über die Plattform Kickstarter. Neben einem Lautsprechersystem ist eine kleine Transportluke eingebaut, die allerdings gerade einmal ein Essen oder ein Tablet beinhalten kann. Bei größeren Transporten muss der Fahrer mit einem Rucksack arbeiten.Das Fahrzeug misst 1.150 x 850 x 150 mm, wobei sich das Vorderrad laut dem Entwicklerteam leicht abnehmen lässt, um das Packmaß leicht zu reduzieren. Der Lenker lässt sich genau wie die Pedale wegfalten, damit der Transport erleichtert wird. Das Gewicht wird vom Hersteller mit rund 19 kg (40 Pfund) angegeben.

 

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Werden Akkus mit Memory-Effekt wiederholt aufgeladen, bevor sie vollständig entladen sind, sinkt die Arbeitsspannung der Batterie durch die unvollständigen Lade-/Entladezyklen mit der Zeit. Obwohl die Batterie noch Ladung hat, ist die Spannung, die sie liefert, irgendwann so niedrig, dass sie ihren Dienst nicht wie gewünscht verrichten kann. Konkret hat der Memory-Effekt zwei negative Folgen: Zum einen wird die nutzbare Speicherkapazität der Batterie reduziert. Zum anderen wird die Korrelation zwischen Spannung und Ladezustand verschoben, so dass Letzterer nicht mehr verlässlich anhand der Spannung bestimmt werden kann.Seit langem bekannt ist der Memory-Effekt bei Nickel-Cadmium- und Nickel-Metallhydrid-Akkus. Bei den seit Anfang der 1990er Jahren erfolgreich vermarkteten Lithium-Ionen-Akkus wurde jedoch bisher die Existenz eines solchen Effekts ausgeschlossen.

Festgestellt haben die Forscher von PSI und Toyota den Memory-Effekt nun an einem der meistverbreiteten Materialien für die positive Elektrode von Lithium-Ionen-Akkus: Lithium-Eisenphosphat (LiFePO4). Bei Lithium-Eisenphosphat bleibt die Spannung nämlich über einen großen Bereich des Ladezustands praktisch unverändert. Das bedeutet, dass bereits eine kleine anomale Abweichung der Arbeitsspannung als eine große Veränderung im Ladezustand missdeutet werden könnte. Oder mit anderen Worten: Wenn aus der Spannung auf den Ladezustand geschlossen wird, kann hier schon durch eine kleine Abweichung der Spannung ein großer Schätzfehler entstehen.Die Forscher um Petr Novak, Leiter der Sektion Elektrochemische Energiespeicherung des Paul Scherrer Instituts, halten ihre Entdeckung vor allem im Hinblick auf die zu erwartende Verbreitung von Lithium-Ionen-Akkus im Bereich der Elektromobilität für relevant. Insbesondere bei Hybridautos, die bei jedem Bremsvorgang ihre Akkus durch den zum Generator verwandelten Motor aufladen, könnten so extrem viele Ladezyklen entstehen und zu Problemen führen. Die vielen aufeinanderfolgenden Zyklen unvollständiger Ladung beziehungsweise Entladung können durch Aufsummierung der einzelnen kleinen Memory-Effekte einen großen Memory-Effekt zur Folge haben, wie die neue Arbeit der Forscher zeigt.

Die Ursache für den Memory-Effekt liegt nach Ansicht der Wissenschaftler in der Art und Weise, wie das Laden beziehungsweise Entladen der Akkus auf der mikroskopischen Ebene vor sich geht. Das Elektrodenmaterial - in diesem Fall Lithium-Eisenphosphat(LiFePO4) - besteht aus einer sehr großen Zahl extrem kleiner Partikel, die nacheinander aufgeladen und entladen werden.Das Laden schreitet Partikel für Partikel voran und besteht darin, dass die Teilchen Lithiumionen abgeben. Ein komplett geladenes Partikel ist demnach Lithium-leer und besteht nur noch aus Eisenphosphat (FePO4). Das Entladen wiederum besteht in der Wiederansammlung von Lithium-Atomen in den Elektrodenpartikeln, so dass aus Eisenphosphat (FePO4) wieder Lithium-Eisenphosphat (LiFePO4) wird. Die Änderungen des Lithium-Anteils, die mit dem Laden beziehungsweise Entladen einhergehen, verursachen eine Änderung des chemischen Potenzials der einzelnen Partikel, was wiederum die Spannung der Akkus verändert.

Allerdings seien Laden und Entladen keine linearen Prozesse. Zunächst steige beim Laden das chemische Potenzial mit der fortschreitenden Abgabe von Lithium-Ionen. Dann aber erreichen die Partikel einen kritischen Wert des Lithium-Anteils (und des chemischen Potenzials). An diesem Punkt findet ein abrupter Übergang statt: Die Partikel geben ihre verbleibenden Lithium-Ionen sehr rasch ab, ohne dass sich dabei ihr chemisches Potenzial verändert. Und genau dieser Übergang erkläre, warum die Spannung der Batterie über einen großen Bereich praktisch unverändert bleibt. Die Existenz dieser Potenzialbarriere soll nun zum Auftreten des Memory-Effekts führen. Haben die ersten Partikel die Potenzialbarriere überschritten und sind Lithium-leer geworden, kommt es zur Aufspaltung der Partikel-Population der Elektrode. Das heißt: Es gibt nun eine scharfe Trennung zwischen Lithium-armen und Lithium-reichen Partikeln. Wenn die Batterie nicht vollständig geladen wird, bleibt also eine bestimmte Anzahl Lithium-reicher Partikel übrig, die es nicht über die Barriere geschafft hat. Diese Partikel bleiben aber nicht lange am Rand der Barriere, denn dieser Zustand ist nicht stabil, sondern ihr chemisches Potenzial sinkt wieder. Selbst wenn die Batterie wieder entladen wird und alle Teilchen wieder vor der Barriere liegen, bleibt diese Aufspaltung in zwei Gruppen bestehen.

Beim nächsten Ladevorgang wird zuerst die erste Gruppe (Lithium-ärmere Partikel) über die Barriere gebracht, während die zweite Gruppe (Lithium-reiche Partikel) quasi "hinterherhinkt", so die Forscher. Damit die zweite Gruppe die Barriere erreicht, muss ihr chemisches Potenzial weiter erhöht werden, und genau das verursacht die den Memory-Effekt kennzeichnende Überspannung.Dabei spiele die Zeit, die zwischen Laden und Entladen eines Akkus verstreicht, eine wichtige Rolle für den Zustand des Akkus am Ende dieser Vorgänge. Laden und Entladen sind Prozesse, die das thermodynamische Gleichgewicht der Batterie aufheben, und durch eine Wartezeit kann sich dieses Gleichgewicht wieder einstellen. Die Forscher von PSI und Toyota fanden heraus, dass eine ausreichend lange Wartezeit den Memory-Effekt auslöschen kann, wenn man nach einem Zyklus bestehend aus partieller Ladung und anschließender vollständiger Entladung lange genug wartet. Wartet man hingegen vor der Entladung, bleibt der Effekt bestehen.

Forscher Novák räumt aber ein, dass der Effekt winzig ist: "Die relative Abweichung in der Spannung beträgt nur wenige Promille". Er geht davon aus, dass der Effekt durch eine intelligente Anpassung der Software im Akku-Management-System rechtzeitig festgestellt und berücksichtigt werden kann. Sollte das gelingen, stünde der Memory-Effekt dem sicheren Einsatz von Lithium-Ionen-Batterien in Elektroautos nicht im Wege.Neben dem Smartphone bleibt auch gerne das Portemonnaie liegen. Beides ist ein schmerzlicher Verlust, den die Entwickler des Smartwallits verhindern wollen. Die Einstecklösung sorgt dafür, dass beide Gegenstände aufeinander achten und notfalls den Besitzer warnen. Das Smartwallit wird ins Portemonnaie gesteckt und nimmt über Bluetooth 4.0 Kontakt mit dem Smartphone auf. Mit Hilfe einer App für iOS und Android wird die Verbindung kontrolliert. Bleibt die Geldbörse liegen, fängt das Telefon an zu piepen und umgekehrt. Das Smartwallit kann auch an anderen Gegenständen wie Kreditkarten, Kameras oder Gepäckstücken befestigt werden. Insgesamt können vier Geräte gleichzeitig verwaltet werden.

Ist hingegen das Telefon nicht zu finden, kann der Besitzer des Smartwallits einen Knopf auf dem Gerät drücken, damit das Telefon ein Piepsen von sich gibt. Umgekehrt funktioniert das auch und bringt verlegte Geldbörsen wieder zum Vorschein. Die Entwicklung des 25 Gramm schweren Moduls wird über Kickstarter finanziert.Mit zweimal Klopfen kann der Träger des Smartwallits den Alarm ausschalten. Möglich machen das Bewegungssensoren im Gerät. Das ist sinnvoll, wenn zum Beispiel einmal das Smartphone absichtlich liegen gelassen wird. Etwa, wenn der Besitzer vom Bürotisch zur Toilette geht. Auf Wunsch kann das Smartwallit automatisch in regelmäßigen Abständen vibrieren, damit der Träger weiß, dass er sein Portemonnaie noch bei sich trägt.Der in das Smartwallit zusätzlich eingebaute Lichtsensor nimmt wahr, wenn der Benutzer sein Portemonnaie öffnet. Diese Information wird mitsamt Datum und Ortsangabe in der Smartphone-App gespeichert. So soll der Benutzer eine Hilfestellung erhalten, wenn er ein Haushaltsbuch führt: Bei jedem Bezahlvorgang wird ein Eintrag erstellt, der noch mit den bezahlten Beträgen und gekauften Dingen ergänzt werden kann.

Die Reichweite des Smartwallits soll bei 30 Metern liegen. Der Lithium-Polymer-Akku soll eine Betriebsdauer von 25 Tagen ermöglichen. Das Wiederaufladen soll zwei Stunden dauern.Das Smartwallit wiegt 25 Gramm und misst 60 x 36 x 4,9 mm. Die Kickstarter-Kampagne läuft noch bis zum 4. Mai 2013. Insgesamt werden 40.000 US-Dollar benötigt, um die Serienproduktion zu starten. Das Ziel ist schon jetzt knapp erreicht. Ein Smartwallit soll rund 50 US-Dollar kosten. Dazu kommen 10 US-Dollar für den internationalen Versand.Apple hat in den USA einen Patentantrag für einen Hybridrechner eingereicht. Das Display des Notebooks kann abgenommen und separat benutzt werden, wenn die Tastatur nicht benötigt wird. Strom und Daten werden drahtlos übertragen. Apples Patentantrag beschreibt einen mobilen Rechner, bei dem die Computertechnik fast vollständig in der Basis und nicht im Touchscreen-Display steckt. Die Basis mit Prozessor, Tastatur, Trackpad und Anschlüssen macht das Gerät zum Notebook. Das Konzept ähnelt optisch Hybrid-PCs wie dem HP Envy x2 oder dem Asus Transformer Book und dem Fujitsu Stylistic Q702. Technisch ist es jedoch anders aufgebaut.

In der Patentschrift beschreibt Apple, dass die Basis mit einem Prozessor, einem Funksender im 60-GHz-Bereich und einem Akku ausgerüstet sein soll, während das Display einen Funkempfänger besitzt, über den die Daten von der Basis empfangen werden.Im Notebookmodus soll die Stromversorgung zwischen Basis und Display ganz normal über Kontakte laufen. Wenn das Display hingegen nicht eingesteckt wird, soll die Stromübertragung per magnetischer Resonanz erfolgen. Dabei werden die Spulen von Sender und Empfänger auf der gleichen Frequenz zum Schwingen gebracht. Durch magnetische Resonanz wird dann die elektrische Energie übertragen. An dieser Technik arbeitet auch der Chiphersteller Intel. Dabei kann elektrische Energie auch über eine Distanz von mehreren Metern übertragen werden.Eine solche Gerätekombination könnte die Funktion eines Notebooks bei Bedarf mit der eines Tablets vereinen. In der Windows-Welt versuchen das mit diesem Konzept mehrere Hersteller. Allerdings gibt es einen großen Unterschied. Die Basis ist bei den Windows-Geräten nicht mit dem Prozessor ausgestattet. Der sitzt im Display, das abgenommen als Tablet fungiert. Bei Apple ist das Display auf die Rechenleistung der Basisstation angewiesen.

Einen etwas anderen Weg, um aus einem Macbook ein Tablet zu machen, ist der Hersteller Modbook gegangen. Die Innereien eines 13,3 Zoll großen Macbook Pro sowie ein stiftempfindliches Display wurden in einem neuen Gehäuse untergebracht, bei dem die Tastatur fehlt. Eine Eingabe mit den Fingern über einen Touchscreen unterstützt das Modbook nicht.Das Galaxy S4 bietet die Deutsche Telekom ohne Vertrag zum Preis von 600 Euro an. Damit ist Samsungs neues Topsmartphone dort günstiger als bei der Konkurrenz. Der Onlinehandel verlangt mindestens 640 Euro für das Android-Smartphone in der 16-GByte-Ausführung. Ende April 2013 will Samsung das Galaxy S4 in Deutschland ausliefern, bei den meisten großen Onlinehändlern kann das Android-Smartphone vorbestellt werden. Kunden können das Gerät auch bei den vier deutschen Mobilfunknetzbetreibern vorbestellen. Allerdings gibt es Samsungs Topmodell bei Vodafone und O2 weiterhin nur mit Vertrag. Das war bei der Deutschen Telekom zunächst auch so, mittlerweile kann das Galaxy S4 auch ohne Vertrag vorbestellt werden und kostet dann 600 Euro.

 

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Vaser Liposuction Surgery in Delhi –The most preferred method to perform liposuction

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Given that it is a tissue selective procedure, Vaser lipo targets fat while protecting surrounding tissues from damage. It is extremely powerful for eliminating substantial areas of fat depositshowever; gentle to treat sensitive and delicate parts such as arms as well as neck. This technique is clinically proven to give even results in areas where it is performed. You will notice eye-catching results in one procedure leaving your body beautifully contoured and skin smooth.

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What makes it popular a technique?

When it comes to performing liposuction, cosmetic surgeons use different methods. When you consult cosmetic surgeon for Vaser Lipo, he will discuss with you the entire procedure at length. This particular procedure makes use of ultrasonic waves for emulsifying fat cells, enabling their easy removal. While liposuction, be it of any form, aims at breaking fat cells, the techniques are different. Laser assisted liposuction uses light energy for liquefying fat, tumescent lipo makes use of injection consisting liquid solution for promoting removal of fat cells. All are effective; however Vaser lipo technique tops the list of both the patient and liposuction surgeon in Delhi.

If you are considering undergoing this liposuction technique then all you need to do is look for the best plastic surgery clinic in Delhi. Yes, you read that right. There are cosmetic surgeons who have expertise in performing Vaser liposuction. So, make sure you make the selection carefully.

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Einige Kameras arbeiten mit einer hohen Auflösung, andere sind dafür lichtempfindlicher. Die neue A7II hingegen fällt ein wenig aus dem Raster: Ihre Auflösung von 24 Megapixeln ist kein Novum und mit ISO 24.600 erregt sie wenig Aufsehen. Neu ist der Bildstabilisator, der den riesigen Sensor, der so groß ist wie ein Dia, in fünf Achsen bewegen kann. So sollen zitternde Hände des Fotografen oder eine leichte Drehung beim Auslösen keine katastrophalen Auswirkungen auf das Bild haben. Die Kamera verfügt über eine fünfachsige Bildstabilisierung, ähnlich wie sie auch Olympus in die E-M5 OM-D eingebaut hat. Sie wirkt nicht nur Kipp- und Seitwärtsbewegungen, sondern auch Drehungen entgegen, und funktioniert auch mit Objektiven, die selbst über eine Stabilisierung verfügen. Das Objektiv übernimmt dann seine dreiachsige Stabilisierung, die Sony-Kamera übernimmt nur zwei Achsen. Das funktioniert ohne einen Handgriff vollautomatisch - Kamera und Objektiv tauschen sich untereinander aus.

Die Kamera arbeitet sowohl mit einem Kontrast- als auch mit einem Phasenvergleichsautofokus mit 117 Phasendetektionspixeln und soll so besonders schnell und präzise scharf stellen können. Ob das klappt und die Bildstabilisierung wirklich überragend gut ist, hat Golem.de mehrere Wochen lang ausprobiert.Das Gehäuse der Sony A7II ist wetterfest und auch der optionale Hochformatauslöser widersteht Regen und Schnee. Golem.de hat die Kamera im Winterwetter genutzt - und trotz eisiger Kälte, Schneetreiben und Regenschauern kam es weder zu Ausfällen noch zu Beeinträchtigungen. Dabei fiel auf, dass sich die Kamera mit Fingerhandschuhen recht gut bedienen lässt. Sie ist etwas größer und schwerer als die A7S, die wir im Sommer 2014 ausprobierten. Einige Knöpfe wurden auch verlagert und der Handgriff ist stärker ausgeprägt. Vor allem der Auslöser ist nun einfacher zu erreichen. Sein etwas unpräziser Druckpunkt ist Geschmackssache - wer hier empfindlich ist, sollte die Kamera im Laden ausprobieren.

Wie bei allen aktuellen Sony-Kameras steht auch bei der A7II ein Schnellmenü zur Verfügung, das sich der Anwender selbst zusammenstellen kann. Neben der ISO-Einstellung gehört unserer Meinung nach auch die Belichtungskorrektur auf einen Knopf. Eine rasche Verstellung des Autofokus-Messpunktes ist ebenso wünschenswert wie das Umschalten zwischen verschiedenen Belichtungsmessmethoden oder dem HDR-Modus. Durch langes Ausprobieren muss letztlich jeder selbst herausfinden, wie das persönliche Schnellmenü aussehen soll. Damit lässt sich die Handhabung der Kamera enorm vereinfachen.Die Sony A7II kostet als Gehäuse ohne Objektiv im Handel ungefähr 1.800 Euro. Dazu kommen noch die Objektive, von denen wir als Allrounder das Sony Vario-Tessar T* FE 24-70 mm F4 ZA OSS empfehlen können. Es ist allerdings recht schwer, dafür aber lichtstark und schon bei offener Blende scharf. Die Vignettierung ist gering und die Verarbeitung sehr gut. Auch das FE 70-200 F4 G OSS ist sehr empfehlenswert, wenngleich auch etwas sehr groß und mit 840 Gramm ebenfalls kein Leichtgewicht.

Sonys neue Kamera macht einen gemischten Eindruck: Die Kamerabedienung ist gegenüber früheren A7-Modellen deutlich besser geworden - zumindest, was die Ergonomie des Gehäuses angeht. Bei der Menüsteuerung gibt es keine nennenswerten Änderungen, Übersichtlichkeit kann nur mit dem Schnellmenü geschaffen werden. Die ungünstige Platzierung des Menüknopfs störte auch nach langer Verwendungszeit immer noch, weil er ein Umgreifen oder eine zweite Hand erfordert. Die Bildqualität des Sensors erfreute uns bei höheren ISO-Werten nicht. Zu schnell ist das Bild verrauscht. Da ist Sony bei anderen Sensoren deutlich besser. Bei normalen Belichtungsverhältnissen hingegen kann die Kamera mit detailreichen Bildern glänzen.Wenig glücklich machen die Raw-Dateien, denen die verlustbehaftete Kompression anzumerken ist, sobald an den Bildern heftige Korrekturen in Hinblick auf Farbe und Belichtung gemacht werden.

Vor dem Kauf sollte abgewogen werden, ob die Bildstabilisierung ein wichtiges Kriterium ist - der Autofokus, den Sony überarbeitet hat, ist bei schlechter Beleuchtung oder schnellen Motiven immer noch nicht so gut, wie man es von Nikon oder Canon gewohnt ist. Auch Olympus' Systemkamera schneidet hier deutlich besser ab - und hat ebenfalls einen hervorragenden Sensor mit Stabilisierungsfunktion.Vielleicht vermengt Sony beim Nachfolger der A7II die Fähigkeiten der A7S in puncto Lichtempfindlichkeit und Rauschverhalten und die Autofokus-Fähigkeiten aus der A6000. Dann hätte nur noch die Menüstruktur eine Überarbeitung nötig.Wie immer stellen wir einige Rohdaten (zip) sowie unbearbeitete JPEGs (zip) und Videos (zip) in voller Auflösung zum Download und für eigene Bewertungen sowie Nachbearbeitungen zur Verfügung.

Anwender können jetzt den Tonpegel anpassen, wenn sich der Abstand zur Geräuschquelle ändert, ohne die Aufnahme unterbrechen zu müssen. Auch die ISO-Empfindlichkeit lässt sich während des Drehs nachjustieren, wenn trotz schlechter Lichtverhältnisse Blende und Verschlusszeit aus Kontinuitätsgründen gleich bleiben sollen. Außerdem hat Samsung zwei Gamma-Modi eingebaut, die entweder für mehr Kontrast oder einen größeren Dynamikbereich sorgen sollen. Das war einer der Hauptkritikpunkte von Testern wie Cinema5D, die den Dynamikbereich von ungefähr 10,1 Blendenstufen als zu gering einstufen.Wer will, kann nach dem Update die Autofokus-Geschwindigkeit verändern, um etwa die Schärfeverlagerung für einen natürlicheren Seheindruck zu verlangsamen. In der Regel wird in professionellen Umgebungen die Schärfe allerdings manuell eingestellt. Beim Filmen lässt sich zudem dem kontinuierlichen AF verbieten, die Schärfeebene zu verändern, wenn sich unerwartet ein Objekt ins Bild bewegt.

Durch das Update lässt sich die Kamera weitgehend individualisieren. So kann man zum Beispiel den WLAN-Knopf mit anderen Funktionen belegen. Das ist praktisch, denn die eigentliche Videoaufnahmetaste lässt sich kaum ertasten, da sie im Gehäuse versenkt wurde.Außerdem können die Tonwerte an das gewünschte Videosystem angepasst werden. Der Schwarzwert lässt sich in 31 Stufen variieren (-15 bis +15). Für die Helligkeitswerte stehen drei Bereiche zur Auswahl (0-255, 16-235, 16-255). Auch das war ein Kritikpunkt der Tester von Cinema5D.Bei der NX1 lassen sich zudem nach dem Update Gitterlinien und eine Markierung in der Bildmitte einblenden und Video-Seitenverhältnisse wie 4:3 oder 2:35:1 einstellen. Damit Bild und Ton beim Einsatz eines externen Aufnahmegeräts synchron laufen, überträgt die NX1 nach dem Update 1.2 einen Zeitcode über die HDMI-Schnittstelle.

Durch das Update kann die Kamera künftig nicht nur über WLAN, sondern auch über Bluetooth gesteuert werden. Diese Funktion war in den Menüs bislang ausgegraut. Außerdem kann die NX1 nun auch per USB-Kabel vom Windows-PC aus gesteuert werden. Eine entsprechende Software (Samsung Remote Studio Software) will Samsung noch auf den Markt bringen. Auch ein SDK für eigene Entwicklungen soll folgen.Zwei Probleme wird Samsung auch mit dem Firmware-Update nicht lösen können: Die NX1 zeichnet im Format H.265 auf, was derzeit große Probleme macht, weil es von vielen Videoschnittprogrammen nicht unterstützt wird und die Umwandlung in gebräuchlichere Formate sehr zeitraubend ist. Zum anderen bemängelten Tester bei der NX1 einen massiven Rolling-Shutter-Effekt, der bei Fotos oder Videoaufnahmen von bewegten Objekten auftreten kann. Ein gutes Beispiel sind Aufnahmen von rotierenden Propellern, deren Blätter im Film stark gekrümmt aussehen, obwohl sie es in der Realität natürlich nicht sind.

Auch wenn es sich so anhört, als sei das Update nur für Videofilmer interessant - ein wenig profitieren auch Fotografen davon. Der Modus "Automatische Aufnahme" erlaubt es der Kamera, selbstständig Fotos zu machen, wenn das Motiv zum Beispiel gerade einen Ball schlägt oder springt. Die Fotofalle, die die Kamera dank ihrer Autofokussensoren und Bildauswertung aufstellen kann, nennt Samsung "Trap Shot". Hier kann der Nutzer nun den Punkt im Bild festlegen, den ein sich bewegendes Motiv erreichen muss, damit die NX1 auslöst. Dabei empfiehlt es sich, ein Stativ zu verwenden.Die Firmware-Version 1.2 für die Samsung NX1 steht ab sofort zum Download bereit. Informationen zum Aufspielen hat Samsung online bereitgestellt.

 

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